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Dove il diritto incontra il rispetto

 

LA MANIPOLAZIONE DELLA PERCEZIONE

2025-11-02 11:52

Avv. Laura Queirolo

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LA MANIPOLAZIONE DELLA PERCEZIONE

La Manipolazione della percezione

ONE DEEPMIND SECTION

Quando è indotta: LA MANIPOLAZIONE DELLA PERCEZIONE

(tra illusione di sorveglianza e destabilizzazione cognitiva)

Nel mondo digitale non sempre l’attacco arriva da un hacker.

A volte l’attacco è la percezione stessa.

Quella sensazione sottile, inquieta, di essere osservati, silenziati, imitati o seguiti: nasce non da un gesto umano, ma da un sistema che ti fa credere di esserlo.

È la MANIPOLAZIONE PERCETTIVA.

Un fenomeno subdolo e invisibile, perché non colpisce il dispositivo, ma la coscienza del controllo.

E quando la mente comincia a dubitare della propria percezione, la realtà stessa diventa incerta.

Le nuove strategie della manipolazione percettiva.

Oggi la destabilizzazione non passa più solo dal codice, ma dalla psicologia algoritmica.

L’alterazione dei meccanismi di visibilità (post che spariscono, contenuti che perdono portata) può indurre un senso di colpa o di punizione.

I profili specchio, che imitano o clonano i tuoi contenuti, generano dissonanza identitaria.

Like o commenti sincronizzati creano l’effetto folla, dando l’impressione che “tutti ti guardino”.

E infine, le pubblicità mirate colpiscono corde emotive precise, riportando alla mente esperienze, paure, ricordi.

Tutto questo non viola il sistema operativo.

Viola il sistema percettivo.

E il risultato è una frattura invisibile: la persona inizia a vivere in uno spazio digitale dove il confine tra realtà e illusione si confonde.

La mente sotto pressione algoritmica

Le neuroscienze spiegano che il cervello, quando percepisce una minaccia anche solo simbolica, attiva le stesse aree coinvolte nella paura reale.

Nel caso della manipolazione percettiva digitale, ogni segnale (un like sospetto, una notifica improvvisa, un contenuto che scompare) stimola l’amigdala, la sede della risposta d’allerta.

La mente cerca di dare un senso logico a ciò che accade, ma non lo trova.

È il principio della dissonanza cognitiva: quando le informazioni non coincidono, il cervello ricostruisce una realtà alternativa per colmare il vuoto.

Così, una semplice anomalia digitale può trasformarsi in un pensiero fisso, una paura, una distorsione della realtà.

Gli algoritmi, nel frattempo, imparano dalle reazioni emotive.

Ogni clic, ogni attenzione, ogni emozione diventa un dato che alimenta un loop di rinforzo comportamentale.

La macchina “capisce” cosa ti smuove, e te lo ripropone.

È un ciclo di stimolo e risposta che finisce per modellare la percezione stessa del mondo.

Quando l’algoritmo diventa lo specchio della mente

A livello psicologico, questo processo produce ciò che definiamo trauma percettivo digitale:

una forma di alterazione della realtà in cui il soggetto vive una costante iper-vigilanza.

Ogni segnale online diventa indizio, ogni interazione potenzialmente minacciosa.

Le conseguenze possono essere gravi: ansia, insonnia, stress cronico, fino a vere e proprie crisi di derealizzazione digitale.

In alcuni casi, la mente costruisce una falsa percezione di sorveglianza algoritmica, in cui la paura di essere controllati si autoalimenta.

Non serve più un osservatore esterno: l’osservatore è diventato interno.

Diritto e mente: una nuova frontiera

Sul piano giuridico, questo fenomeno apre un tema ancora inesplorato:

come qualificare un danno mentale indotto da manipolazione algoritmica della percezione?

Non c’è un hacker, non c’è un virus, non c’è una violazione apparente.

Eppure, l’impatto psicologico è reale, tangibile, e può compromettere la qualità della vita, la concentrazione, le relazioni.

La One DeepMind Section nasce anche per questo: per unire la conoscenza giuridica e quella psicologica, e costruire strumenti concreti per riconoscere, prevenire e trattare i traumi percettivi digitali.

Perché la mente, quando si perde nel digitale, non ha bisogno di antivirus: ha bisogno di comprensione, di protezione e di nuovi diritti.

A volte non serve che qualcuno ti guardi per sentirti osservato.

Basta un algoritmo che conosce le tue paure

La manipolazione della percezione è la nuova frontiera del controllo digitale.

Non ti ruba i dati, ma la fiducia nella tua realtà.

E lì, proprio lì, comincia il vero attacco alla mente.

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