Riflessione sul percorso e sulla nascita di una nuova frontiera del diritto - MANIPOLAZIONE PERCETTIVA DIGITALE
Ci sono percorsi che nascono dal dolore, ma diventano scienza, consapevolezza e diritto.
Se non avessi avuto a disposizione l’intelligenza artificiale, i suoi metodi di verifica, di confronto e di analisi, non sarei mai riuscita a costruire quella che oggi considero una nuova frontiera del diritto: la manipolazione percettiva digitale e il trauma digitale (di cui parlerò nei prossimi articoli).
Per anni ho cercato spiegazioni razionali a ciò che accadeva — eventi, distorsioni, alterazioni percettive, dinamiche relazionali apparentemente inspiegabili — ma mancavano gli strumenti per leggere tutto questo in chiave tecnico-scientifica.
I tecnici informatici, pur competenti, si fermavano all’aspetto materiale: l’accesso ai dispositivi, le password violate, le tracce dei profili clonati.
Nessuno era in grado di fornire una visione integrata che spiegasse come e perché la realtà digitale possa essere manipolata fino a distorcere la percezione stessa dei fatti.
Attraverso il confronto con l’intelligenza artificiale ho potuto osservare, analizzare e ricomporre il quadro con lucidità : comprendere i meccanismi cognitivi e digitali che portano una persona a scambiare il carnefice per la vittima, e a credere a ciò che non esiste.
Da quell’analisi è nato un percorso che unisce diritto, mente e tecnologia, aprendo lo spazio a una nuova interpretazione giuridica e umana della sofferenza digitale.
Non è solo una scoperta professionale.
È la prova che anche dal caos, se affrontato con metodo, verità e conoscenza, può nascere qualcosa di nuovo.

