Negli ultimi giorni ho affrontato un caso clinico di crisi epilettiche in un cane giovane (23 mesi), un Pastore Australiano, con esordio improvviso e andamento a cluster nelle prime 36 ore.
A seguito di valutazione veterinaria ed esami ematici completi (emocromo, elettroliti, coagulazione), tutti risultati nei range di riferimento, sono state escluse cause sistemiche, metaboliche e tossiche evidenti.
In assenza di alterazioni clinico-laboratoristiche, il quadro rientra nella tipica diagnosi per esclusione di epilessia idiopatica.
È importante chiarire un punto fondamentale:
L’epilessia idiopatica, a differenza di altre patologie genetiche note (come mielopatia degenerativa, nanismo o displasia, ove test disponibili consentono una selezione preventiva), non è attualmente prevedibile attraverso test genetici standard.
Questo comporta una conseguenza diretta sul piano allevatoriale:
L’assenza di casi segnalati all’interno di una linea non equivale a “assenza di patologia”, ma esclusivamente a assenza di evidenza riportata.
In altre parole, una linea definita “pulita” è tale solo in base alle informazioni disponibili, non a una garanzia oggettiva di esenzione.
Questo aspetto assume un rilievo ancora maggiore nelle razze predisposte, come il Pastore Australiano, dove la gestione responsabile non può prescindere dalla raccolta e condivisione delle informazioni cliniche.
Per questo motivo, la gestione della razza non può basarsi esclusivamente su test genetici, ma richiede:
- tracciabilità degli eventi clinici
- trasparenza nelle comunicazioni
- disponibilità ad accogliere segnalazioni senza approccio difensivo
La segnalazione di un caso non rappresenta un’accusa, ma uno strumento di conoscenza.
È proprio nei limiti della prevenzione genetica che si misura la qualità della selezione.
Esistono patologie che si possono prevenire.
Altre che si possono solo osservare, riconoscere e tracciare.
In entrambi i casi, ciò che fa la differenza è la responsabilità.
